25 novembre 2006

Look for America

"Kathy," I said, as we boarded a Greyhound in Pittsburg,
"Michigan seems like a dream to me now."
It took me four days to hitchhike from Saginaw
and I've come to look for America
Paul Simon, America

Nota: questo post avrebbe dovuto essere pubblicato più di un mese fa. Purtroppo in questi ultimi tempi ero lost in the power supplies...

Cercare l'America. L'America la trovi nell'autista di Greyhound che, come se fosse il protagonista di un film di spionaggio, impugna il microfono ed improvvisa un discorso (in un American English che cercherò di doppiare in diretta): "Ok, gente, io sono Ben, il vostro autista. La nostra missione è arrivare a Boston. Ma abbiamo un problema:" (suspence, pausa lunghissima durante la quale i passeggeri arrivano ad ipotizzare una bomba sul pullman) "il traffico." (sospiro di sollievo) "Ora, se tutto va bene, dovremmo essere a destinazione alle 9 e 25. Se no, chi può saperlo...". Perché gli americani ci fregano! E non solo con la lingua, anche con questi atteggiamenti che noi, ingenui consumatori del loro modo di vivere, avevamo classificato come fiction. Niente da fare, proprio non te lo immagini l'autista della CAP che ti fa "Ok, gente, sono Maurino, il vostro autista. La nostra missione è arrivare a Livorno. Il nostro nemico è il Ponte all'Indiano...".

I primi giorni a New York continuavamo a ripetere come dei cretini: "Ma è tutto come nei film", cosa che all'americano in Europa non succede un po' perché l'Europa è in generale abbastanza diversa da come la rappresentano molti film europei, un po' perché molti americani hanno visto ben pochi film europei... Tutto come nei film:


fumo dai tombini
il fumo dai tombini...

scoiattolo a Central Park
gli scoiattoli a Central Park...

Fermare un taxi
i taxi che si fermano facendo un cenno...

Presentatore televisivo
i presentatori televisivi per strada
Scale anti incendio
le scale anti incendio fuori da tutte le case

Milioni di persone corrono ogni giorno per le strade e nelle stazioni della metropolitana, fanno colazione in corsa bevendosi un latte (da pronunciarsi rigorosamente all'americana, è una sottospecie di cappuccino incredibilmente lungo in un bicchiere di carta che si può bere con la cannuccia camminando, se ne vuoi due devi chiedere two lattes), corrono, corrono tutta la settimana, finché finalmente arriva la domenica e si rilassano... correndo ancora in Central Park.

In corsa

Abitare a Manhattan è un segno distintivo, per cui si è disposti a pagare prezzi esorbitanti, pur di evitare le affollatissime metropolitane che la mattina portano i pendolari di Brooklyn, Bronx e Queens nella City. Ma dire Manhattan è sbagliato, perché Manhattan è in realtà enorme e variegata. Dal Financial District a sud, con la skyline spettacolare e orfana delle torri, che però è un quartiere anonimo e affaristico, salendo a nord per i quartieri di casette come nei film di Woody Allen nel Greenwich Village, Soho, Chelsea... fino ai grattacieli di midtown, Times Square con la sua presunzione (peraltro giustificata) di essere il centro del mondo, fino a Columbus Circle e Central Park... per poi entrare, a nord di Central Park, in un mondo completamente diverso. Eppure è ancora l'isola di Manhattan, ma molti newyorkesi non sono mai andati più a nord della 115ma strada, per la precisione quelli che non ci vanno sono i newyorkesi bianchi.

Con due o tre fermate dell'A-train, da Columbus Circle, si arriva ad Harlem. Quasi tutti i bianchi scendono nelle due fermate intermedie, e quando sali in superficie ti trovi in strade completamente diverse. Chiesette piccole di mattoni rossi, il boulevard intitolato a Martin Luther King, l'Apollo - il teatro da dove sono passati i migliori jazzisti degli anni d'oro - le librerie "militanti" dove si dice chiaramente che gli onnipresenti agenti del NYPD non sono solo professionalità, rispetto e cortesia (un giorno psicologi, il giorno dopo eroi) ma anche gente che ti può sparare solo perché vivi nella tua pelle americana.


Harlem
Harlem
Naturalmente per la newyorkese che lavora nel consulting, razionalizzando i piani industriali delle aziende, andare a Harlem è addirittura inconcepibile: la risposta scontata quando le racconti entusiasta della passeggiata è... "Why did you guys go there??". A proposito mi ero spesso chiesto che cosa diavolo fosse questo consulting, finalmente ho avuto una risposta chiara: succede che delle giovani e intelligenti impiegate coi tacchi alti (che guadagnano 8000 dollari al mese), tutte persone gentili, simpatiche, ospitali e anche liberal, vanno a lavorare in un ufficio di Manhattan e decidono, in base ad affidabili metodi matematici, che il piano aziendale di una certa industria medio-piccola non è adeguato alla New Economy e il progetto industriale deve essere rilanciato. Per alcuni processi complicati che qualcuno riassume con il termine di globalizzazione, una settimana dopo un operaio di Pontedera - che guadagnava 1000 euro al mese se va bene - si ritrova in cassa integrazione. La ragazza con i tacchi alti - che vota democratico e considera Bush un imbecille - intuisce che c'è qualcosa di sbagliato in tutto ciò, ma d'altra parte deve pagare l'affitto della stanza sulla 56ma e vuole potersi permettere di abitare nella città dove c'è tutto.

Se Little Italy è una trappola per turisti ai limiti del caricaturale - è possibile, uscendo da Manhattan e inoltrandosi nel Bronx, trovare il vero quartiere italiano. Intorno a Belmont ave. c'è anche il ristorante dove è stata girata la celebre scena del Padrino quando Al Pacino prende la pistola nel bagno, torna al tavolo e...


Little Italy
Little Italy


Little Italy in the Bronx
Belmont Ave.: Little Italy in the Bronx

Certo, la pizza non era male, ma le foto della visita di Bush durante l'ultima campagna elettorale ci ricordano che i nostri connazionali a New York sono uno dei pochi serbatoi di voti repubblicani a New York (ma a dire il vero in un quadretto accanto c'era anche Hillary Clinton).


Bush da Giovanni's

Molto meglio l'Official Bush Countdown Calendar, a casa di Verena a Boston, dove ogni giorno con una crocetta si possono cancellare i giorni passati per arrivare alla meta: la fine del secondo mandato.


Bush Countdown Calendar

Andare a New York vuol dire andare anche a cercare i propri miti... dove sarà quella strada dove in un giorno d'inverno del 1962 o 1963 è stata scattata la foto della bellissima copertina di The Freewheelin' Bob Dylan: lui con una giacca evidentemente troppo leggera che guarda per terra e la sua ragazza d'allora che lo prende sottobraccio e sorride?

The Freewheelin' Bob Dylan

Ci arriviamo (per la precisione si tratta di Jones St. tra Bleecker e W 4th St., quella di Positively 4th Street), ma troppo tardi... ed è buio...

La strada oggi

Come in una sdolcinata ma bella canzone di una volta...

New York, like a scene from all those movies
But you're real enough to me,
but there's a heart
A heart that lives in New York

A heart in New York,
a rose on the street
I write my song to that city heartbeat
A heart in New York,
love in her eye,
an open door and a friend for the night

New York, you got money on your mind
And my words won't make a dimes
worth a difference,
so here's to you New York

Central Park


Per chi vuole vederle, ci sono molte altre foto.

3 commenti:

nepero ha detto...

Manca la foto del poliziotto newyorkese!!!

Anonimo ha detto...

Basta co sta maglia dei Pearl Jam!!!
Cmq bravo Maso ottimo blog, mi hai fato venire voglia di andare in USA!!!!!

max ha detto...

Che bello... Che dire? Un po' mi mancherete tu e la monia (un po' piu' tu)...