14 maggio 2008

A Man We'll Soon Forget

Bill GatesLa prossima volta che Windows Vista vi si pianta, mentre installate Ubuntu, vi consiglio di canticchiare questa canzoncina che i Pearl Jam hanno dedicato al loro amabile concittadino.

Ci rimane male lo scemo
che scambia l'amore per una corvetta
pensa che avrà la ragazza
ma troverà solo il meccanico
cosa gli manca?
sta vivendo
un giorno che dimenticherà presto

Eccolo ancora una volta
il sole sta calando
sta spuntando la luna, ma lui è ubriaco ed urla
spingendo la gente
sta pisciando... sta vivendo...
un giorno che presto dimenticherà.

Conta i soldi tutte le mattine
è l'unica cosa che ancora lo eccita
chiuso a chiave in una casa gigante
è allarmante
la gente in città ride tutta di lui

Ci rimane male lo scemo
che scambia l'amore
con un buon stipendio
Sembra che quello che quel che guadagni in più
eguagli la solitudine che ottieni
e tutto torna
sta solo vivendo
un giorno che dimenticherà presto

Eccolo ancora una volta
non si sente nessun suono
è steso a terra morto
e stringe in mano le banconote
non ha mai lasciato andare i soldi

si sta irrigidendo
stiamo tutti fischiettando...
un uomo che dimenticheremo presto.


09 aprile 2008

Scatolette colorate

Little Boxes


Era il 1962 quando la folksinger Malvina Reynolds viaggiando a sud di San Francisco si imbatté, nella cittadina di Daily City, in un quartiere di casette colorate tutte uguali, costruite nel dopoguerra e abitate dalla nuova middle class americana.
Scrisse in meno di due ore una canzoncina, apparentemente leggera, che era in realtà un ritratto spietato dell'omologazione della società statunitense. Il termine gergale ticky tacky, che indica il materiale scadente con cui erano costruite quelle scatolette colorate, è perfino stato accolto nell'Oxford Dictionary che attribuisce l'origine della parola alla canzone.

Nel 1964 una versione cantata da Pete Seeger entrò addirittura nella top ten dei singoli più venduti. Nel 1971 Victor Jara la adattò in spagnolo con il titolo Las Casitas del Barrio alto.
Piccole scatole sulla collina, piccole scatole fatte di ticky tacky
Piccole scatole sulla collina, piccole scatole tutte uguali
Ce n'è una verde ed una rosa ed una azzurra ed una gialla
E sono tutte fatte di ticky tacky e si assomigliano tutte.

E la gente nelle case è andata tutta all'università
Dove sono stati messi in delle scatole e sono usciti tutti uguali
e ci sono i dottori e ci sono gli avvocati, e gli uomini d'affari
e sono tutti fatti di ticky tacky e si assomigliano tutti.

E tutti giocano sul campo da golf e sorseggiano i loro Martini dry
e hanno tutti dei bei bambini, e i bambini vanno a scuola
e i bambini vanno al campo estivo e poi all'università
Dove vengono messi in delle scatole ed escono tutti uguali.

E i ragazzi fanno carriera e si sposano e mettono su famiglia
in delle scatole fatte di ticky tacky e si assomigliano tutti.
Ce n'è una verde ed una rosa ed una azzurra ed una gialla
E sono tutte fatte di ticky tacky e si assomigliano tutte.


16 marzo 2008

Powers & Supplies: 8. The Path to the truth

“How often have I said to you that when you have eliminated the impossible, whatever remains, however improbable, must be the truth?”
(Sherlock Holmes)
Water Tower

Châteuau d'eau è il poetico nome francese per quella torre di un giallino stinto che, dal punto più alto all'interno del perimetro del CERN, serve da riserva d'acqua per tutto il complesso. Ai suoi piedi sorgono delle baracche attrezzate ad ufficio, niente di particolarmente fantascientifico, ed è lì che il sospettato numero uno, Konrad Reinhard, svolgeva il suo tranquillo ruolo di programmatore. L'ispettor Varrin ed il professor Garrigs, a bordo di un furgoncino bianco con le insegne del CERN, si scambiavano le ultime impressioni prima di scendere ad affrontare il presunto colpevole.

"Ispettore, mi raccomando, proviamo a condurre questo interrogatorio senza pregiudizi, e non pensando di avere in tasca la verità"
“Ma come,” replicò Varrin, “pensa ancora che siamo così lontani dalla soluzione?”
“Ci siamo vicinissimi,” disse Garrigs, “ma non so a quale.”
“Quindi non ha una sola risposta alle nostre domande?”
“Ispettore, se l'avessi insegnerei fisica teorica a Berkeley.”
“A Berkeley hanno sempre la risposta vera?”
“Mai, ma sono molto sicuri dei loro errori.”
“E lei,", chiese l'ispettore con impertinenza, "non commette errori?”
“Spesso,” rispose, “Ma invece di concepirne uno solo ne immagino molti, così non divento schiavo di nessuno.”

All'interno della baracca trovarono ad aspettarli una scena abbastanza singolare. Konrad Reinhard stava discutendo con i colleghi a proposito di un qualche termine tecnico.

"Per questo", spiegava Reinhard con aria supponente, "serve un TCO. Ma scommetto che non sapete cosa sia un TCO..."
"Beh..."
"Chiaro, un TCO è un TLA!", rispose prontamente l'ispettore senza nemmeno salutare.
"E che cos'è un TLA?"
"Three Letter Acronym!", rispose prontamente Varrin con una certa soddisfazione.
"Ah, d'accordo. Comunque un TCO è, nello specifico, un Transparent Clickable Object, un artificio utilizzato nel progetto di moderne interfacce utente per far sì che cliccando su una certa regione a cui pare non sia associato alcun oggetto si ottenga un feedback... Scommetto che lei, ispettore, non lo sapeva..."
"No, non lo sapevo, ma vivo bene lo stesso. Se non le dispiace adesso sono io che vorrei farle qualche domanda."
"Ancora?"
"È vero che lei ha preso contatto con la signora Pereira dell'agenzia immobiliare Semor Fernet a proposito di un appartamento in affitto a Meyrin?"
"Sì, quella bast... quella simpatica signora... Cioè... è stata in effetti un'esperienza terribile... io volevo venire ad abitare più vicino a Ginevra per godermi la vita della città. Ha presente, ispettore, le feste sulla spiaggia di Geneva on line, i party delle Nazioni Unite, la SIP, quella discoteca veramente fichissima, ma così in che a me non m'hanno mai fatto entrare... Insomma, volevo cambiare casa, ma dopo aver fatto trenta richieste che mi sono state TUTTE rifiutate mi sono rassegnato a rimanere nel mio monolocale, tra Chevry e Echenevex, a guardare dalla finestra le mucche al pascolo."
"E si potrebbe quindi affermare che lei prova del risentimento verso la signora Pereira..."
"Quella schifosa... che arrivava parcheggiando la Smart sul marciapiede, senza nemmeno toglierla quando l'addetto alle pulizie doveva passare... che tutte le settimane mi diceva... 'sicuramente lunedì prossimo avrà la risposta, monsieur Reinhard', ed ogni volta..."
"Basta così, grazie. E cosa ci sa dire", incalzò l'ispettore pregustandosi l'effetto delle sue parole, "di un gioco da tavola chiamato Roborally?"
"Fantastico, molto divertente. In questo gioco ogni giocatore ha varie carte che permettono di muovere il proprio robot, farlo girare a destra o a sinistra, tornare indietro, eccetera quindi si devono programmare le proprie mosse - è un gioco adatto ai programmatori, ma quelli seri, quelli che sanno cos'è un TCO - e muoversi attraverso un percorso costellato d'ostacoli, stando anche attento ai robot degli altri giocatori che possono spingerti, sparare..."
"Come pensavo, lo conosce a menadito. Immagino anche che non le sarà sconosciuto il significato della parola unglaublich!"
"Das ist unglaublich! Chi gliel'ha insegnata? vuol dire incredibile in tedesco. In effetti è incredibile che lei mi faccia delle domande del genere."
"Dove si trovava la notte tra il 23 e il 24 giugno 2007?"
Mentre l'ispettore pronunciava queste parole e l'imputato esitava a rispondere, il professore notò che Varrin si stava guardando intorno come se fosse già stato in quell'ufficio e stesse cercando di ritrovare qualcosa che era stato cambiato di posto. Infine lo sguardo dell'ispettore si fissò su una delle scrivanie e Garrigs vide nei suoi occhi quella stessa espressione del giorno prima, folle e inquietante. Ma subito l'ispettore si ricompose e tornò a squadrare Konrad Reinhard, che ancora non aveva risposto alla domanda.

Diagrammatica"Dunque non ne ha idea?", e quasi distrattamente raccolse dalla scrivania un libro. Si trattava di Diagrammatica: The Path to Feynman Diagrams di Martinus Veltman. Varrin lo aprì alla pagina indicata da un segnalibro e, con visibile soddisfazione, posò il voluminoso manuale sul tavolo ed estrasse dalla borsa una serie di foto scattate sul luogo del delitto. Scelse quella dove si poteva vedere la schiena nuda della vittima, orrendamente marchiata a fuoco.

"Ouh la-la", esclamò l'ispettore, "penso, signor Reinhard, che lei ci dovrà spiegare questa spiacevole coincidenza".
La figura alla pagina aperta sul tavolo rappresentava un diagramma in cui un elettrone ed un positrone si annichilano in un fotone virtuale, con tutto quello che ne consegue. Anche ad un profano risultava evidente che il diagramma corrispondeva esattamente al tatuaggio sul corpo della signora Pereira.

"Cosa vorrebbe insinuare ispettore? Quel libro non è mio! Io lavoro sì al CERN ma mi occupo di fare sistemi di controllo, interfaccine grafiche per accendere e spegnere i power supply, ho studiato fisica ma le assicuro che la Quantum Field Theory non l'ho mai capita fino in fondo... quell'esame proprio non mi piaceva..."
"E di questo cosa mi dice?". Dal cassetto della scrivania Varrin estrasse un saldatore portatile. "La dimensione sembra corrispondere esattamente...".

Il professor Garrigs provò a immaginarsi la scena. Reinhard con gli occhi iniettati di sangue che, in cerca di vendetta, trascinava la sua vittima, la legava, la marchiava a fuoco con un saldatore copiando fedelmente un diagramma di Feynman dal libro preso in prestito in biblioteca, quindi la strangolava con un cavo a bassa impedenza e la impiccava ad un rack dei power supplies, proprio quelli per cui stava scrivendo il sistema di controllo (anche se pareva di capire che il contributo di Konrad al progetto fosse piuttosto modesto) poi, senza alcuna apparente ragione, apriva una scatola del suo gioco da tavola preferito, sparpagliava i robottini scrivendo la stessa parola che usava continuamente come esclamazione, per poi lasciare nel proprio ufficio degli indizi fin troppo inequivocabili. Sembrava un comportamento troppo stupido, troppo stupido persino per uno come Konrad Reinhard. E se fosse stata organizzata una montatura per incastrarlo?

(8 - continua...)

23 febbraio 2008

Società e socialità

Into the wild

Fa riflettere la fuga del protagonista di Into the wild da questa folle società. Perché nella foga di scappare sembra voler abbandonare, insieme alla società, anche ogni forma di socialità. Ed è questa stupida testardaggine a condurlo a una fine tragica.

Rimangono le immagini della natura, rimangono i ritratti delle persone incontrate lungo la strada, rimane impressa soprattutto la voce di Eddie Vedder che, come molti avevano già capito, nasconde dietro al ruolo del rocker duro e puro un'anima di cantautore. Il percorso che lo porterà a diventare il nuovo Phil Ochs è già cominciato. E devo dire che non mi dispiace affatto.

La canzone che accompagna la fuga di Christopher McCandless dalla società è stata scritta dal folksinger californiano Jerry Hannan.

È un mistero per me
Abbiamo un'avidità, che abbiamo accettato
E pensi di dovere per forza desiderare più di quello di cui hai bisogno
Finché non avrai tutto, non sarai libero

Società, sei una razza folle
Spero che non ti senta sola senza di me

Quando desideri più di quello che hai, pensi di averne bisogno
Quando pensi più di quanto vuoi, i pensieri cominciano a sanguinare
Penso di aver bisogno di trovare un posto più grande
Quando hai più di quanto pensi, hai bisogno di più spazio

Società, sei una razza folle
Spero che non ti senta sola senza di me

Società, folle davvero
Spero che non ti senta sola senza di me

Ci sono quelli che pensano più meno, meno è più
Ma se meno è più, com'è che tieni i punti
Vuol dire che per ogni punto che fai scendi di livello
Un po' come se partissi dalla cima
e non puoi farlo

Società, sei una razza folle
Spero che non ti senta sola senza di me
Società, folle davvero
Spero che non ti senta sola senza di me
Società, abbi pietà di me
Spero che non ti arrabbierai se non sono d'accordo
Società, folle davvero
Sperò che non ti senta sola

Senza di me...

20 febbraio 2008

Epitaph

In The Court of The Crimson King
Il muro su cui scrissero i profeti
Si sta rompendo alle giunture
Sotto gli strumenti di morte
La luce del sole splende raggiante
Quando ogni uomo è fatto a pezzi
Con gli incubi e con i sogni
Ci sarà qualcuno che poserà la corona d'alloro
Mentre il silenzio sommerge le grida?

Tra i cancelli di ferro del destino
Vennero seminati i semi del tempo
e bagnati dagli atti di coloro
Che conoscono e che sono conosciuti
La conoscenza è un amico mortale
Quando nessuno fissa le regole
Il destino dell'intera umanità, per quel che vedo
È nelle mani degli idioti

Confusione sarà il mio epitaffio
Mentre striscio per un cammino crepato e sfasciato
Se ce la facciamo possiamo sederci tutti
E ridere
Ma ho paura che domani piangerò
Sì, ho paura che domani piangerò

Il rock progressivo può anche essere pesante e pretenzioso ma In the court of the Crimson King è uno di quegli album che puoi ascoltare e riascoltare trovando sempre qualcosa di nuovo.

E quel futuro da incubo descritto nei testi di Peter Sinfield non smette di essere inquietante. "Il destino dell'umanità nelle mani degli idioti". Non è il futuro, è il presente!

14 febbraio 2008

Elogio dell'ellepì

Alcuni album

Per favore non chiamateli "vinili". Sarebbe un po' come chiamare i compact disc "resine termoplastiche". Cosa che magari succederà tra qualche tempo, quando anche questo tipo di supporto digitale sarà soppiantato dagli onnipresenti iPod, lettori mp3, memorie flash portatili, musica in rete e chissà cos'altro...

Chiamiamoli piuttosto ellepì, italianizzazione d'altri tempi per Long Playing, perché suonano a lungo, a differenza dei 45 giri che si esauriscono nel giro di una canzone. Oppure 33 giri, o semplicemente "album", perché l'album è il disco, con quell'ordine delle canzoni, con un "lato A" ed un "lato B".

È piacevolmente anacronistico lasciare da parte il DVD con la raccolta delle discografie complete (che non avrai mai il tempo di ascoltare) e soppesare il vecchio disco, leggere le note di copertina senza bisogno di lenti di ingrandimento, ed infine far partire il giradischi e aspettare il rumore della puntina che scende sui solchi.
E chi se ne frega degli eventuali fruscii, sono piacevoli e armonici, niente a che vedere con il fastidioso e monotono rumore di sottofondo delle musicassette.

Al marché aux puces di Plainpalais, a Ginevra, si trovano, in mezzo a montagne di cianfrusaglie, tantissimi dischi usati a prezzi che vanno dai 3 ai 10 franchi (2-6 euro). Consigliatissimo passarci un sabato mattina.

mercato di Plainpalais

Non ci sono brani da "skippare" velocemente negli LP: troppo complicato spostare la puntina sulla prossima traccia... tanto vale ascoltare anche la canzone che al primo ascolto piaceva meno, per poi scoprire che è la tua preferita... i dischi, quasi più di eMule, permettono di allargare i propri orizzonti musicali.

Ha ragione Ernesto Assante nel suo appello ai discografici: smettete di vendere pezzi di plastica. Il rapporto tra il valore di un LP e quello di un CD è del tutto proporzionale alle rispettive dimensioni.

Rimmel