17 giugno 2007

Powers & Supplies: 2. Il marchio di Feynman

Il restaurant 1 del CERN era stato recentemente rinnovato, nuovi modelli di piatti e vassoi molto fashion allietavano i pranzi dei dipendenti. Non che la qualità dei piatti fosse migliorata molto, si sentiva invece la mancanza dei nomi storici come Menu Proton o Menu Neutron. Rassegnato a dover assistere un'altra volta allo spettacolo di gente che mangiava la pasta scondita come contorno e ancora scosso per l'esperienza della notte prima, Giovanni dette un'occhiata alle locandine dei giornali svizzeri: naturalmente la morte misteriosa al CERN aveva guadagnato la prima pagina su molti quotidiani, relegando in secondo piano il discorso del vescovo di Sion sull'apertura del nuovo tunnel ferroviario del Lötschberg, che si concludeva così: "è sicuramente volere dell'Altissimo il raddoppio del tratto a binario unico".

Una sonora risata riempì la hall dell'edificio principale del CERN, risuonando fino al piano superiore e attirando l'attenzione del pubblico riunito nel corridoio di fronte al main auditorium per ascoltare la conferenza di un premio nobel e per bere il caffé ed il succo d'arancia offerti dall'organizzazione. Alcune decine di secondi dopo la risata fu raggiunta dalla proprietaria. Si trattava di Irene, una ragazza spagnola che studiava in una prestigiosa università americana.
"Oh, Giovanni, non ti puoi immaginare che giornata terribile ho avuto oggi...", disse all'amico che usciva dal giornalaio con una copia della Tribune de Genève, "my life is a misery!" continuò, ridendo, "ieri sera sono dovuta stare a lavorare fino alle due di notte. In realtà ero già salita sull'autobus quando mi hanno chiamato al cellulare per dirmi che il programma di acquisizione dati non funzionava... il professore mi fa: 'Dobbiamo capire perché tutti i dati che abbiamo preso nelle ultime settimane sono spazzatura. Irene, non è che vuoi unirti a noi in questa interessante sfida?' e così dopo due ore ho capito che la definizione della finestra temporale era sbagliata e non consideravamo il tempo di propagazione del segnale, guardavamo nell'intervallo di tempo sbagliato...". Gli mostrò una figura molto esplicativa:
figura trigger
"Quindi... ti rendi conto... due settimane di presa dati in cui tutti erano così occupati a far funzionare questo maledetto software, che nessuno si è accorto che stavamo misurando solo rumore... Oggi invece ho dovuto sopportare per ore il solito giapponese che mi urlava dietro..."
"Io invece ieri notte ho scoperto un cadavere impiccato ai cavi dei power supply"
"...eh... cosa?"

"È terribile, sembra uno di quei terrorifici romanzi di Dan Brown", commentò Irene alla fine del racconto di Giovanni, "se non fosse vero farebbe quasi ridere da quant'è assurdo"
"No, dai... non potrebbe mai diventare un racconto. E anche se lo diventasse non sarebbe mai un best-seller. Perché mancano degli ingredienti fondamentali: non c'è suspence e, a voler essere realistici, non verrebbe fuori niente di interessante: mica ci si può mettere in un romanzo a descrivere come funziona un rivelatore al silicio o come si fa a spegnere i power supply? E poi manca una storia d'amore, o di sesso, per interessare un po' il lettore medio..."
"Che ne sai, magari si tratta di un delitto passionale..."
"Sì... perché la tizia era stata scoperta a letto con un altro dentro il tunnel di LHC, ma dai..."
"Già a proposito, ma si sa almeno chi era la vittima?"
"No, è proprio questo il mistero. Si sa solo che è una donna, ma è stata sfigurata ed ancora non è stata identificata"
"Vedi che è un mistero appassionante?"

Intanto l'edificio 186 era stato transennato, il tracciatore aveva dovuto essere spento e si prevedeva un ritardo significativo sulla data della prima collisione a CMS...
"Ma non si preoccupi, ispettore" diceva il prof. Garrigs "questo ritardo è solo l'ultimo di una lunga serie. Pensi che qualche mese fa c'è stato un grave inconveniente. Alcuni magneti, che erano stati progettati al Fermilab sono scoppiati e per questo l'entrata in funzione di LHC è stata rimandata ulteriormente. Ma per qualcuno questa è stata una buona notizia: vuol dire che c'è più tempo per mettere a punto alcuni particolari che erano stati trascurati, tipo..."
"Ma, professore, lei ha idea di chi potesse essere la vittima? E ha visto il tatuaggio che è stato marchiato a fuoco sul corpo?"
"No, posso vedere?"
"Certo, io però non ho proprio idea di cosa possano rappresentare queste linee..."
Feynman diagram
"Ispettore, possiamo senz'altro concludere che l'assassino è un fisico!"
"E perché mai?"
"Perché questo è un diagramma di Feynman!"
(2 - continua)

Ogni somiglianza tra i personaggi descritti nel racconto e persone realmente esistenti è da considerarsi quasi completamente casuale.

04 giugno 2007

Powers & Supplies: 1. Proton contre proton

L'idea del racconto ambientato al CERN mi è piaciuta, ho pensato quindi di continuarlo e pubblicarlo a puntate sul blog. Ricominciamo dall'inizio...

"Per un breve periodo scolastico evitai ogni contatto con la fisica. Non avevo ancora le obiezioni di adesso, non chiedevo di lasciare in pace l'atomo, che secondo il suo intento originale voleva essere indivisibile. La parola che Democrito inaugurò era un invito a rispettare un limite. La fisica del secolo invece si è accanita nello smontaggio: sottoterra i suoi edifici a cerchio affannano la materia, frantumano il suo pulviscolo elettromagnetico."
(Erri De Luca, In alto a sinistra, Feltrinelli, 1994)


"L'ho scoperto per caso" - stava dicendo il giovane technical student della safety commission all'ispettore della polizia ginevrina accorso sul posto - "Sa, io non dormo più di tre ore per notte, quindi - dato che ieri mi avevano cambiato per l'ennesima volta le specifiche dell'applicazione - ho pensato di andare a lavorare dalle tre alle cinque dopo essere uscito dalla discoteca. Mi stavo dirigendo in ufficio e ho preso una scorciatoia che passava dal building 186. In quel momento ho visto il corpo penzolare da uno dei rack dei power supply...".

Ai piedi dell'ispettore si trovava una scatola di un gioco da tavola, macchiata di sangue. Era stata aperta, ed il suo contenuto, alcuni robottini e vari tipi di carte, era disposto sul pavimento a formare una scritta inquietante: UNGLAUBLICH.

L'ispettore Laurent Varrin si guardò intorno. Non era abituato a quel tipo di lavoro. Ginevra era da sempre una città estremamente tranquilla, ai limiti della noia. Una serie di scandali aveva recentemente portato all'attenzione dell'opinione pubblica l'ambiente della polizia cantonale, ne aveva parlato tutta la stampa nazionale e qualche maligno aveva insinuato che la percentuale di poliziotti che ultimamente avevano avuto problemi con la legge fosse ben più alta della media cittadina. La polizia, scoraggiata dalla quasi totale assenza di delinquenti, se non vogliamo contare i vari criminali di guerra e mafiosi che rifornivano di denaro le banche ginevrine (i quali comunque non potevano essere perseguiti), s'era ridotta ad occuparsi dei problemi del traffico, reso difficile più che altro dal gran numero di italiani in città, che non cessavano di scontrarsi fra di loro ("italien contre italien"), ignari dei misteri della viabilità elvetica.

I rack dei Power SupplyMa stavolta c'era addirittura di mezzo un morto, ucciso in maniera alquanto originale per giunta, e in una cornice da romanzo di fantascienza. O meglio, di fantascientifico c'era più che altro il nome, CERN Conseil européen pour la recherche nucléaire, un acronimo che evocava tecnologie d'avanguardia controllate da scienziati eccentrici per fini misteriosi. In realtà la scena del delitto era tutt'altro che avveniristica: un capannone industriale in cui era disposta una lunga fila di rack, in pratica degli armadi metallici azzuri in cui potevano essere alloggiate schede elettroniche di vario tipo. Da un lato di questa lunga balconata era collegata un'imponente quantità di cavi estremamente pesanti e voluminosi, che percorrevano diverse decine di metri per andare a portare la corrente ad un qualche apparato sperimentale di cui a Varrin sfuggiva il nome e, soprattutto, l'utilità.

Ricordando i telefilm americani in cui i rangers di due diversi stati si contendono il privilegio di indagare su un qualche delitto, Varrin si pose un problema di giurisdizione. Infatti il sito principale del CERN sorge al confine tra Svizzera e Francia, nei pressi del comune di Meyrin. Subito dopo l'ingresso principale si scorge la dogana, al di là della quale la strada prosegue verso il ridente paesino di Saint Genis, nel cui municipio si deve di certo trovare una foto del presidente Sarko, immortalato nella biblioteca dell'Eliseo tra una bandiera francese ed una europa che sovrastano la sua statura di statista. Insomma Republique Française, territorio in cui la legge e l'ordine sono competenza della gendarmerie. Se prolunghiamo in linea retta il confine attraverso la striscia di terra dove sorge il CERN, risulta evidente che l'edificio al quale, per ragioni comprensibili solo ai fisici teorici, era stato assegnato il numero 186 si trova un centinaio di metri al di là della frontiera, in Francia. Ma niente da fare: il caso era stato affidato a lui.

Mettiamoci al lavoro, dunque, pensò l'ispettore. Prima cosa da fare è chiedere le generalità del testimone, come si fa nel caso di incidenti per compilare il CID, un foglio che non è previsto dalla legge Svizzera ma che gli interessati hanno sempre con sé, in quanto italiani.
"Nome e cognome?"
"Giovanni Nepero"
"Nepero? E che nome è?"
"È il mio cognome, e per puro caso è anche l'italianizzazione del nome del matematico scozzese John Napier, quello che ha dato il nome al numero di Nepero."
"Da quando in qua la gente va in giro a dare il proprio nome ai numeri? E poi i numeri ce l'hanno già il nome: uno, due, tre..."
"...google..."
"Ma, caro ispettore, la gente non dà il proprio nome solo ai numeri. Persino alle particelle elementari viene imposto di chiamarsi con il nome del loro scopritore, o del loro ideatore, come nel caso del bosone di Higgs".
Chi aveva parlato, lasciando a bocca aperta l'ispettor Varrin, era un signore con la barba bianca, dall'aspetto simpatico.

"Permetta che mi presenti, sono Greg Garrigs, collaboratore dell'esperimento CMS. Il Direttore Generale mi ha chiesto di aiutarla nelle indagini"
Cavi"Ah benissimo, professor Garrigs. Stavo appunto facendo qualche domanda a questo studente, che sembra sia stato il primo a trovare il corpo. Però ero anche interessato a capire un po' di più dell'utilità di tutto questo armamentario. Sa, penso che la scelta di questo luogo non sia affatto casuale. Mi dica, a cosa servono tutti questi cavi?"
"Beh, è molto semplice: questi cavi a bassa impedenza (LIC) servono a portare l'alimentazione elettrica al tracciatore di CMS, che in questo momento stiamo testando nella camera pulita qui accanto. Pensi, ispettore, che precisione: ogni cavo fornisce l'alimentazione a circa una decina di moduli in silicio che, polarizzati da un'alta tensione, permetteranno di individuare il passaggio delle particelle cariche. È un po' come fare una foto ad altissima precisione di quello che succederà quando inizieremo a fare scontrare, nel nuovo acceleratore LHC, i due fasci di protoni: proton contre proton, ispettore, si potranno raggiungere energie mai sperimentate. Questi due fasci di protoni viaggeranno a un centinaio di metri sotto i suoi piedi, mentre passeggia tranquillo per la campagna ammirando la catena montuosa dei Jura, lungo una circonferenza di 27 chilometri e andranno a collidere in qattro punti producendo un vastio bestiario di particelle elementari da studiare per i prossimi quarant'anni. Se mai riusciremo a far funzionare tutto, ovviamente, ma questo non lo vada a dire in giro.".

L'ispettore non era molto sicuro di aver afferrato tutti i particolari, ma intuì che gli scontri tra protoni dovevano essere ben più pericolosi, e forse più interessanti, degli scontri tra italiani.
"Come vede, i cavi qui accanto a lei sono quelli che alimentano il TEC, mentre il rack accanto è per l'alimentazione del TIB. I power supply nel rack dove si trova il corpo servono per alimentare il TOB."
"TEC, TOB, TIB, LIC, LHC, CMS? Ma che lingua parla?"
"Sì, mi scusi, ispettore, è che qui al CERN amiamo molto i TLA."
"TLA?"
"TLA, Three-Letter Acronyms!"
"Ho capito" mentì l'ispettore "tuttavia, se mi posso permettere, non sono sicuro di aver afferrato l'oscura ragione per la quale voi fisici vi divertite a far girare i protoni sotto i nostri piedi. Cosa mai pensate di trovare? La soluzione ai problemi del mondo, alla fame, alle guerre, al mercato degli affitti a Ginevra?"
"No, ispettore, molto più modestamente stiamo cercando il bosone di Higgs. Questa particella inventata da un signore scozzese, è un po' la soluzione... non di tutti i problemi del mondo, ma il mattoncino mancante per far tornare i conti nel modello standard."
"Una dichiarazione dei redditi?"
"No, il modello teorico che descrive al meglio la nostra conoscenza attuale della fisica delle particelle. Torna tutto, o almeno tutto tornerebbe se solo si trovasse questo bosone, ed è per questo che siamo pronti a far girare i protoni in questa grande giostra, per riuscire a capire come funziona il mondo su scala subatomica."
"E lo troverete?"
"Non ne sono sicuro, ma anche se non lo troveremo, troveremo qualcos'altro che potrà dare lavoro ai figli dei suoi figli se decideranno di studiare fisica delle particelle. Con tutto il rispetto, ispettore, è un caso ben più complicato di tutti quelli di cui lei si è mai occupato."

L'interessante conversazione fu interrotta da delle grida allarmate.
"Scheiss! Perché diavolo non è scattato l'interlock? è ancora tutto acceso. Non hanno funzionato, le PLC non hanno funzionato. Spegni tutte le PSU dal DCS!"
Varrin era completamente disorientato dalla quantità di TLA.
"Cosa sta succedendo professore? Non capisco"
"Una brutta storia, ispettore, sembra che il tracker fosse acceso senza raffreddamento e che non abbia funzionato l'interlock."
"L'interlock? Cos'è? un supermercato specializzato in ferramenta?"
"Non scherziamo, ispettore, l'interlock è una misura di sicurezza hardware che nel caso che la temperatura del rivelatore salga al di sopra di una certa soglia, interviene per spegnere la corrente. Tutte le letture dei sensori di temperatura sono raccolte in quei microcontrollori là in fondo, si chiamano PLC, che sono collegati con un cavo ai crate dei power supply."
"Ah, ho capito, e in caso di pericolo mandano un segnale lungo il cavo dicendo: spegnetevi".
"Non proprio, questo non sarebbe molto sicuro. Chiunque potrebbe tagliare il cavo e... addio sicurezza. Invece mandano in continuazione un segnale che dice 'potete continuare a stare accesi'. Quando questo segnale viene a mancare i power supply si spengono. Proprio per questo non capisco perché non ha funzionato la sicurezza in questo caso. Guardi, il cavo è stato tranciato dal peso del cadavere."
"E allora perché l'alimentazione non è stata interrotta?"
"Non ne ho idea. L'unica possibilità è che il corpo fosse in qualche maniera in grado di continuare a trasmettere un qualche tipo di segnale sul cavo collegato alla scheda di interlock."

Un'altra voce rispose da sopra.
"Niente da fare, anche il DCS non funziona: abbiamo perso la comunicazione via rete con il controllore dei power supply"
"Scheiss. Allora c'è una sola soluzione: interrompi l'alimentazione generale!"
Un grosso interruttore fu spostato su OFF e l'intero capannone sprofondò nella totale oscurità.

(1 - continua...)
Ogni somiglianza tra i personaggi descritti nel racconto e persone realmente esistenti è da considerarsi quasi completamente casuale.

26 maggio 2007

Powers & Supplies (quasi un prologo)

Quando uscì il film tratto dal Codice Da Vinci, il libraccio bestseller di Dan Brown, la Chiesa Cattolica scatenò una massiccia campagna contro il film ed il libro. I telegiornali si riempirono di preti che si affannavano a spiegare che sotto la piramide del Louvre non è nascosto nessun Santo Graal e che Gesù e la Maddalena erano solo buoni amici. Il plastico della villetta di Cogne dovette far posto, nello studio di Porta a Porta, ad eminenti teologi e storici del cristianesimo che spiegavano dottamente che le teorie dello scribacchino erano baggianate copiate qua e là e messe insieme alla meno peggio. L'Opus Dei ci tenne a precisare di non essere un'associazione a delinquere segreta come veniva presentata nel libro (e in effetti la realtà è molto peggiore). Ma ce n'era bisogno? Che la Chiesa abbia paura di storie come queste è solo un indicatore dell'opinione estremamente bassa che hanno le gerarchie vaticane della profondità della fede delle loro pecorelle. Certo che passare da Padre Pio a Dan Brown è abbastanza facile, come passare da un'ignoranza un po' arretrata ad un'ignoranza più moderna e globalizzata.

Qui al CERN l'ufficio stampa ha adottato delle strategie più intelligenti rispetto all'Osservatore Romano: quando l'attenzione dei media si è spostata su Angels & Demons, la seconda eccezionale opera dello scrittore di successo, il bestseller fotocopia dell'altro, ambientato proprio al CERN, nessuno si è scaldato più di tanto. Eppure di teorie bizzarre da smentire ce n'erano: si poteva infatti spiegare che al CERN si produce davvero l'antimateria, ma in quantità così irrisorie da rendere difficile la creazione di un anticupolone di San Pietro da scagliare sopra il Vaticano (non so se era proprio così) o di un antipapa di antimateria di nome Regniztar, aperto sostenitore delle coppie di fatto. Vespa non ha invitato Rubbia e Zichichi a spiegare l'impossibilità di trafugare antimateria dal CERN, e non ha dedicato una serata a mostrare le possibili vie d'uscita sul plastico del sito di Meyrin. Al contrario, il CERN ha utilizzato il libraccio per farsi pubblicità, ne ha acquistato alcune copie da mettere in biblioteca, tutti si sono rallegrati dell'impennata delle visite esterne al sito www.cern.ch ed è solo stata approntata una paginetta in cui si spiega che cosa è fiction (leggi: dove le ha sparate più grosse) e che cosa è vero nel libro.

Does CERN exist? è la prima delle domande che evidentemente molti fisici si sono sentiti fare dalla gente che aveva letto il libro. Ebbene sì, fortunatamente il CERN esiste, e addirittura mi ha anche preso a fare il dottorato qui. Gli edifici del CERN non sono però di mattoni rossi come la specie di college americano descritta da Dan Brown, sono per lo più palazzi stile anni '50 e '60 e per niente futuristici.

Harvard

Il CERN descritto da Dan Brown (in realtà è Harvard)


CERN sul sito di Dan BrownIl vero building 40

La foto del CERN nel sito di Dan Brown (in questo caso si è dovuto arrendere all'assenza di mattoncini rossi) e lo stesso edificio in una foto un po' più realistica

X-34 Nelle prime pagine del libro, dicono, il protagonista arriva dagli Stati Uniti a bordo dell'aereo privato del CERN (l'X-34) e poi percorre a tutta velocità la strada dall'aeroporto al CERN. In quella strada, che percorro tutte le mattine, si nasconde in realtà un'insidia ben più pericolosa di tutta l'antimateria prodotta nel laboratorio: gli autovelox svizzeri!

Vi volevo a questo punto parlare di quello che in realtà sto facendo qui nel mio lavoro / dottorato, in pratica la versione soft della presentazione che ho fatto a Firenze la settimana scorsa, ma mi sono lasciato prendere da Dan Brown, e ne parlerò forse in una prossima puntata.

Oppure potrei iniziare a scrivere anch'io un thriller noir ambientato al CERN. Naturalmente ci vuole qualcosa di molto pulp, con sangue e delitti efferati. Proviamo l'incipit:

"L'ho scoperto per caso" - stava dicendo il giovane technical student della safety commission all'ispettore della polizia ginevrina accorso sul posto - "Sa, io non dormo più di tre ore per notte, quindi - dato che ieri mi avevano cambiato per l'ennesima volta le specifiche dell'applicazione - ho pensato di andare a lavorare dalle tre alle cinque dopo essere uscito dalla discoteca. Mi stavo dirigendo in ufficio e ho preso una scorciatoia che passava dal building 186. In quel momento ho visto il corpo penzolare da uno dei rack dei power supply...".
Ai piedi dell'ispettore si trovava una scatola di un gioco da tavola, macchiata di sangue. Era stata aperta, ed il suo contenuto, alcuni robottini e vari tipi di carte, era disposto sul pavimento a formare una scritta inquietante: UNGLAUBLICH.

13 maggio 2007

Sicurezza nazionale

Nel 1969 il Congresso degli Stati Uniti doveva decidere se accordare un finanziamento di 250 milioni di dollari per costruire un nuovo acceleratore al Fermilab. Fu ascoltato anche il famoso fisico Robert Wilson.
Robert Wilson
Il senatore John Pastore, di Rhode Island, voleva sapere la ragione per cui il governo avrebbe dovuto spendere così tanti soldi per un progetto del genere. L'acceleratore aveva qualcosa a che fare con il miglioramento della "sicurezza nazionale"?
WILSON: No signore, non credo.  

PASTORE: Ma proprio per niente?
WILSON: Assolutamente no.
PASTORE: Quindi sotto questo punto di vista non ha alcun valore?
WILSON: Ha solo a che fare con il rispetto che mostriamo uno verso l'altro, con la dignità umana, l'amore per la cultura... Ha a che fare con domande quali siamo buoni pittori, buoni scultori, grandi poeti? Voglio dire tutte le cose che davvero ammiriamo di questo paese e per le quali ci sentiamo patrioti... Non ha niente a che vedere direttamente con la difesa del nostro paese, a parte renderlo degno di essere difeso.
(da The New Yorker, segnalato da Verena)

24 aprile 2007

All We Hear is Rete Uno

Ho già parlato dei fantastici giornali, giornalini e giornaletti svizzeri, ma anche un altro importante media (medium?) si impone alle mie orecchie qui a Ginevra, con tutta la sua elvetica particolarità: la radio! Il panorama radiofonico ginevrino è abbastanza desolante, e mi costringe a continui zapping nei miei tragitti in macchina tra la musica rock adoloscenziale di Europe 2, qualche radio francese e, per non correre il rischio di imparare troppo bene la lingua, la radio della Svizzera italiana, Rete Uno.

I conduttori, spesso di nome Rezzonico, fanno di tutto per sembrare simpatici, con risultati a dire il vero abbastanza modesti. La comicità è tutta involontaria, grazie a trasmissioni ormai mitiche.
La più ricca di suspence: Il rumore misterioso... Scaletta della trasmissione: prima vengono fatti ascoltare due secondi scarsi di un rumore da indovinare: pfrrr.. sccc... ciack... poi arrivano le telefonate in diretta:

"Ricordiamo che oggi sono in palio ben 14 marenghi!" (marenghi?!?) "Ecco il primo concorrente."
"Buonasera, sono la signora Antonella da Bellinzona"
"Dica signora"
"Secondo me è il rumore di una porta girevole in cui è rimasto incastrato lo straccio lasciato della signora delle pulizie"
"No, signora, mi dispiace. Un altro concorrente in linea..."
"Ciao, sono Giancarlo da Lugano"
"Dicci, Giancarlo"
"Potrebbe trattarsi del rumore di una zanzara che finisce ad abbrustolirsi in una di quelle lampade stermina insetti che si usano di estate"
"No, era una risposta che era già stata data, mi dispiace, buona serata"
"Laura da Mendrisio"
"Allora, Laura, dicci la tua idea!"
"Un piffero suonato da un principante che poi cade e si rompe"
"Molto fantasiosa, Laura. Si vede che sei un'esperta di strumenti a fiato, ma no... mi dispiace, non è la risposta giusta!".

E... mai e poi mai che mi sia capitato di sentire uno che riuscisse a portare a casa gli ambiti marenghi!

Un altro programma di culto è Sfogliando la Svizzera, completissima rassegna stampa di tutti i giornaletti della confederazione. Qualche giorno fa erano in primo piano i commenti ai sorprendenti risultati delle elezioni zurighesi:

"Vediamo come affronta l'argomento la stampa romanda, in particolare la Tribune de Genève... Beh in realtà la Tribune de Genève non dà grande spazio alle elezioni zurighesi e preferisce dedicare la prima pagina ad un nuovo modello di dentiera di gomma per cani che, sembra, potrebbe sostituire la museruola!".

Ma ben altre sfide agitano il panorama politico ginevrino. Dopo le elezioni in città, anche il paese di Meyrin, alle prese con scelte epocali come la costruzione della tramvia Cornavin - CERN, è in preda alla febbre del voto. In consiglio comunale il partito di maggioranza sono i Verdi, ma le sorti della comunità sono in mano a due indipendenti che, potrebbero fare pendere l'ago della bilancia da una parte o dall'altra!

Risultati elezioni Meyrin

Ma c'è ancora da eleggere il consiglio amministrativo. La posta si riempie quindi di propaganda elettorale, sotto forma di giornalini dai nomi fantasiosi: La foglia verde, bollettino informativo dei verdi o L'anatra all'arancia, per i democristiani.

La feuille verte

Le canard a l'orange

Democristiani

I volti rassicuranti della nuova politica svizzera

Verena fa propaganda elettorale

una sostenitrice di un candidato merynois

Un fatto sorprendente della politica svizzera è che la tecnica del governo di larghe intese, insomma l'inciucio, è una regola costituzionale. Infatti anche a livello nazionale, il Consiglio Federale, cioè il governo, è composto da consiglieri (ministri) di partiti diversi. Quindi può addirittura succedere, come adesso, che il presidente della federazione (che comunque non ha un maggior potere rispetto agli altri consiglieri) sia una socialista anche se la maggioranza è in mano all'UDC (che si definisce di centro ma è un partito decisamente di destra, guidato dal Berlusconi svizzero, il famigerato Cristoph Blocher).

Per riprendermi dalle emozioni della politica svizzera, questo fine settimana mi sono rifugiato in un paese meno consociativista: la Francia, dove al primo turno delle presidenziali un fascista è riuscito a sottrarre un buon numero di voti ad un altro ancora più fascista.

Manifesti elettorali a Grenoble

Infatti, secondo Le Monde, il pessimo risultato del Fronte Nazionale di Le Pen (che mantiene comunque un inquietante 11%...) è dovuto al fatto che le parole d'ordine (nazionalismo, propaganda contro gli immigrati) di Sarkozy (tra parentesi figlio di un immigrato polacco) sono gli stessi cavalli di battaglia di Le Pen. Mi è sembrato molto appropriato il commento di un anonimo elettore francese, su un manifesto elettorale a Grenoble:

A mort ces porcs

13 aprile 2007

Signora libertà, signorina fantasia


 

A volte può capitare di ascoltare una canzone centinaia di volte e non capirne il significato. Ascoltando Se ti tagliassero a pezzetti, la canzone di De André dall'album detto "L'Indiano", ci si può lasciare distrarre dalla musica orecchiabile, dall'arrangiamento quasi pop (era il primo album dopo il rapimento e Fabrizio doveva ripagare al padre i soldi del riscatto, da qui l'esigenza di vendere qualche copia in più del solito...), o lasciarsi trasportare dal suono delle parole e pensare che la canzone sia una storia d'amore:

Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.

Magari poi si capisce che la ragazza in questione si è un po' imborghesita e adesso indossa un tailleur... ma no... siamo completamente fuori strada! La canzone è decisamente allegorica e la chiave si trova in una strofa un po' più avanti...

E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

La protagonista è quindi la Libertà (o la Fantasia, ma in qualche concerto Fabrizio si lascia sfuggire "signorina Anarchia"...). E così, una volta capita la metafora, si può ripartire dall'inizio e cominciare a capire... come un giovane Fabrizio si ritrovi sopra il fieno a fare l'amore con la libertà

Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.

Fabrizio

Un'iniziazione libertaria che dev'essere avvenuta molto presto, come lo stesso De André racconta a Luciano Lanza:

Come mai si diventa libertari? O hai frequentato un ambiente libertario, cosa che ho fatto fin dai diciotto anni, o altrimenti perché hai un impulso a pensare che il mondo debba essere giusto, che tutti debbano avere come minimo le stesse condizioni di opportunità per potersi esprimere ed evolvere.

Questa giovane libertà, che assomiglia tanto alla fantasia, ha una bella caratteristica: per quanto ci provino a tagliarla a pezzetti, riesce sempre a rinascere, complice la Natura:

Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.

In effetti, ha molto più senso riferito alla libertà che a una bella ragazza orrendamente spezzettata (brutta immagine decisamente pulp), no?

Ma la parte più interessante della canzone arriva quando la signorina fantasia, ormai invecchiata, si ritrova ad essere una signora Libertà che si accompagna a biechi personaggi...

T'ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

A questo assassino che va in giro travestito da paladino della libertà si potrebbero dare tanti volti: i LIBERisti il partito LIBERale, la Statua della Libertà. Più spesso a questi assassini non basta una sola signora e si circondano di tante libertà, ecco così che abbiamo la Casa delle Libertà... Ma anche se maltrattata, violentata, ridotta a una pluralità di privilegi, la libertà rimane sempre qualcosa di cui avere nostalgia, una ragazza che suonava una foglia di fiore.

Per l'interpretazione vedi anche, naturalmente, questo thread su it.fan.musica.de-andre