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24 novembre 2012

Una vita in meno



Il professore universitario e storico Jean Pierre Filiu (autore fra l'altro di una recentissima Storia di Gaza e studioso della Primavera Araba) ha firmato le parole di questa bella canzone degli Zebda, un gruppo di Tolosa, che vuole rendere omaggio agli abitanti della striscia di Gaza sottoposti al blocco israeliano dal 2007.

Sono nato in un paese che non esiste
Sono nato su una terra che non è più mia,
Una terra occupata, una terra calpestata
una terra autonoma solo sulla carta,
sono nato tra gli zaghroutah e le urla di gioia
sono nato dopo molti altri in un campo troppo stretto
Il mare era la mia frontiera, il mio santuario,
per dimenticare i coloni e il blocco navale e la miseria
sono cresciuto cullato dal suono dei racconti dell'esilio,
sono cresciuto all'ombra di vite sospese a un filo,
il filo di una speranza tenace anche in un vicolo cieco,
Un giorno sì a testa alta avremo il nostro posto
avremo il nostro posto, avremo il nostro posto.

Sono cresciuto troppo, troppo in fretta tra lutto e oblio
Sono cresciuto dando del tu all'orizzonte infinito,
la sabbia calda sotto i miei passi mi portava al di là
Sarò così grande così forte, non si vedrà che me,
ho vissuto a Gaza senza mai uscirne,
Ho vissuto giorno dopo giorno senza rimorsi né sospiri,
malgrado il filo spinato il coprifuoco i blindati,
ho portato in fondo al cuore il sogno di scappare via,
il sogno di scappare via, di scappare via.

Ho vissuto le onde umane dell'intifada
ho vissuto cortei e scioperi e bandiere sventolate,
cantavamo a pieni polmoni la nostra passione
mentre sopra di noi sfrecciavano i loro aerei
Sono morto - o hanno mentito? - di una pallottola vagante
sono morto assassinato da un uomo sconosciuto
che credeva di fare il suo dovere sparando nella nebbia
a delle ombre nemiche con armi ridicole,
sono morto come mille altri, mille dopo e mille prima,
sono morto una sera d'autunno, una sera di ramadan,
Ma non volevo altro che vivere, vivere libero
non volevo che essere libero, non volevo che essere libero,
non volevo che essere libero!


09 settembre 2011

Niente è gratis?


Il presidente cileno Sebastian Piñera ha recentemente dichiarato, sulle orme della più fedele amica di Augusto Pinochet - Miss Maggie Thatcher - che a questo mondo tutto ha un prezzo, niente è gratis e che Camila Vallejo può gridare quanto vuole che "l'educazione è un diritto" ma lui continuerà a considerarla una merce, soggetta come qualsiasi altra alle inflessibili leggi del mercato.


Questo bel commento di Marco Valdo M.I. alla canzone  di Fabrizio De André Un Medico, tratta dall'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters è una buona risposta a quel discorso.

Salve a te, Lucien l'asino, il mio amico venuto dalla notte dei tempi, dal fondo di questa civilizzazione fuori dalla storia dove l'asino vive in fratellanza con il contadino. È con grande piacere che ti faccio ascoltare una canzone di Fabrizio De André, una canzone che racconta una storia che dev'esserti familiare, tu che a Gagliano sei stato accanto al dottor Levi, ai somari e alla mula dell'arciprete.

Salve et vale, Marco Valdo M.I. amico mio, mi ricordo molto bene delle argille di Lucania, dei crepuscoli rossi, dei venti d'inverno e della strega. Mi ricordo molto bene di quei bambini che dipingeva il pittore torinese confinato lassù tra quelle fredde colline.

Ti dicevo che la canzone di De André ti ricorderà quei tempi, ma la canzone non racconta direttamente la storia di « Cristo si è fermato a Eboli », anche se in sostanza, tratta lo stesso argomento. Mi spiego meglio. Ti ricorderai certamente che Carlo Levi era un medico e forse potremmo dire medico suo malgrado, anche se aveva una sorella che fu una grande psichiatra, anche se avrebbe pututo diventare anche lui un grande medico... ne aveva la levatura e le conoscenze. Ma ecco, ha scelto di essere pittore e fu in seguito, ma solo in seguito, scrittore.

Ah sì, so bene tutto questo. So anche che l'hanno spedito - per la sua resitenza al regime - dopo un soggiorno in prigione a Torino e a Roma, al confino in Lucania. Ma qual è il rapporto con la canzone?

carlo levi lucaniaSemplicemente questo, Lucien l'âne amico mio, che dacché i contadini, i braccianti, i somari seppero che Carlo Levi era medico, vennero a chiedere il suo aiuto per salvare uno dei loro che stava per morire, per curare le loro donne e i loro bambini... Dottore, dottore... E Levi, anche suo malgrado, si mise a curare, si mise a fare il dottore. Ma gli altri dottori del comune, privati dei loro malati, dei loro pazienti, accumularono rapidamente il rancore, ed un giorno, ebbri di collera, si armarono delle loro relazioni e tramite il prefetto fascista fecero proibire a Carlo Levi di continuare a curare la popolazione. Bisogna dire che li curava gratuitamente. Ed ecco il collegamento con la canzone di De André. Curare gratuitamente i propri "fratelli umani...". La medicina tariffata non ama questa idea e la società costituita nemmeno, d'altronde.

E perché mai?, disse Lucien l'asino. Cos'è che gli dà fastidio?

Vedi, Lucien l'âne amico mio, nel paese degli uomini, tutto deve avere una tariffa, tutto deve essere a pagamento... In modo da assicurare la richezza ai ricchi e da opprimere i poveri. Semplicemente è la regola di base del sistema di sfruttamento dei poveri da parte dei ricchi. Nella realtà la ricchezza non esiste. È un'invenzione dei ricchi, destinata a spezzare il meccanismo fondamentale dell'umanità che è la solidarietà tra le persone e anche, stai tranquillo, con gli animali. Siamo tutti, tutto sommato, sulla stessa barca chiamata Terra. "Terra, terra, sì, sei tu, terra, terra, che dai la gioia...". Una visione futurista in qualche modo. Ai tempi nostri, invece è la Guerra dei Centomila Anni dei ricchi contro i poveri per consolidare e aumentare le loro ricchezze, i loro domini, i loro privilegi e i loro poteri.

Immaginati, se il medico cura gratuitamente, perché non dovrebbe essere gratuito l'ospedale, o il cibo stesso, o l'istruzione, o il riscaldamendo, il trasporto... Tutto, insomma. Tutto diventerebbe gratuito... È la grande battaglia dei nostri tempi, di tutti i tempi... Fare sparire la ricchezza e i ricchi affinché tutti gli esseri siano felici ed uguali... per quanto possibile.

Ma ecco, visto dalla parte di quelli che vogliono avere più degli altri, quelli che vivono di arroganza e di avidità, la domanda che sorgerebbe spontanea: come si fa ad essere ricchi in un mondo dove tutto è gratuito... e continuare a valere più degli altri? Sarebbe impossibile e i loro ego, i loro ego, poveretti, ne soffrirebbero tantissimo. Qui sta il busillis, ecco il nodo della Guerra dei Centomila Anni. Tutto ciò che è gratuito deve sparire, anche nelle relazioni tra gli esseri umani, anche nell'amore. Tutto deve diventare a pagamento. Ed è il senso dell'antifona ecclesiastica: "Guadagnerai il pane con il sudore della fronte"... Ecco quello che si dice ai contadini, non ai ricchi naturalmente, per loro suona "Guadagnerai il pane con il sudore della fronte degli altri.".

D'altra parte nella canzone di Fabrizio de André, vedrai la vendetta che i ricchi perpetrano sul medico che cura gratis, e sulla sua famiglia, su sua moglie e sui figli... Finiscono persino per farlo rinchiudere. Comunque, anche da noi, nella mia città fino a ieri, e ancora oggi, l'establishment, i ricchi fanno guerra ai dottori del popolo, che curano a titolo gratuito.

Ragione in più, disse Lucien l'asino drizzando il suo pelo nero e lucente come la piuma della cornacchia, ragione in più per tessere, ancora e sempre, il sudario di questo mondo decisamente vecchio, sordido ed arcigno.

Così parlarono Marco Valdo M.I. e Lucien l'âne.

02 novembre 2010

Né fuga, né giovani, né cervelli

fuga cervelli

Si parla molto di "fuga di giovani cervelli", di "futuro della ricerca". Una lettera al giornale "La Vanguardia" di una ricercatrice spagnola spiega chiaramente quanto siano sbagliate queste frasi fatte. Anche se si riferiscono alla realtà spagnola, queste riflessioni sono valide anche per l'Italia dove la situazione è, se possibile, anche più grave.

Smettiamo di parlare di "fuga", ci stanno cacciando. Smettiamo di parlare di "giovani", ormai non lo siamo più; l'implicazione è che siccome siamo giovani possiamo sopportare di tutto e comunque continueremo a lottare per il nostro ideale, ma non è così; molti ricercatori di questa generazione stanno pensando seriamente di abbandonare la scienza.

Smettiamo di parlare di "cervelli", ci stanno spersonalizzando; abbiamo stomaci da sfamare e abbiamo un cuore che ascoltiamo quando decidiamo di ritornare al nostro paese per essere più vicini alle nostre famiglie mentre continuiamo a fare ricerca, cuori che si spezzano quando ci dicono che si stracceranno in totale impunità i contratti che abbiamo firmato.

Smettiamo di parlare di "futuro"; l'implicazione è che trattandosi di futuro c'è sempre tempo, che la soluzione si può rimandare indefinitamente: non siamo il futuro, siamo il presente.

04 novembre 2008

Quattro Novembre


"Al suo arrivo il presidente della Repubblica è stato salutato dal battaglione interforze schierato in Piazza Venezia e in suo onore è stato suonato l'inno di Mameli dalla banda dei carabinieri. È seguito l'alzabandiera, sempre sulle note dell'inno nazionale, mentre la salita sulla scalinata dell'Altare della Patria per deporre una corona d'alloro al milite ignoto è stata accompagnata dalla canzone del Piave. Infine, dopo l'onore ai caduti sulle note del "silenzio", Napolitano ha stretto la mano a Berlusconi e agli altri rappresentanti delle istituzioni."

...Così oggi sei il milite ignoto,
morto in guerra nessuno sa come,
dopo averci lasciato la pelle,
c'hai rimesso per sempre anche il nome.

Ma non sarai certo ignoto ai compagni,
che con te avran lavorato,
non sarai certo ignoto alla donna,
che ti avrà ogni notte aspettato.

Non sarai certo ignoto agli amici,
che ti avran dedicato le sere,
nel ricordo dei tempi felici
in cui potevano offrirti da bere.

Come sei invece ignoto a quelli,
per cui tutto ciò è stato un affare,
che cantando siam tutti fratelli,
ti ricordano intorno a un altare.

Come sei certo ignoto alle mani,
di quel vivo illustre da bene,
che verrà a sputare domani,
altri fiori sulle tue catene.

Claudio Lolli

25 gennaio 2008

Finita in farsa

Naturalmente non poteva che finire in farsa. Un ministro della giustizia indagato per corruzione, che si difende attaccando e accusando la magistratura di volerlo colpire perché lui rappresenta i "valori cattolici". Notoriamente in Italia i cattolici sono perseguitati. A partire dal grande capo, quello a cui viene sistematicamente negata la libertà di parola.

Mastella non è stato il primo ministro della giustizia corrotto, né sarà l'ultimo. Ma almeno una volta queste vicende finivano in tragedia, con discorsi solenni e citazioni colte.

Non con un ministro che legge in senato una falsa poesia di Neruda...

La satira è ormai superflua! La realtà l'ha ampiamente superata. Esilarante.

Grazie a Giacomo per la segnalazione!

16 agosto 2007

Pecore nere

L'UDC, quello svizzero, è - se possibile - peggio dell'UDC italiano di Casini & Co. Come dice il nome (Unione Democratica di Centro) una volta era un partito moderato, piccolo e fondamentalmente innocuo, come fondamentalmente innocua e noiosa è solitamente la politica svizzera. Poi è arrivato un imprenditore multimiliardario, tale Cristoph Blocher, si è messo alla testa del piccolo partito, lo ha spostato su posizioni di estrema destra, isolazioniste, razziste e xenofobe, e l'ha magicamente fatto diventare la forza politica di maggioranza a livello nazionale.

L'ultima trovata dell'UDC è una campagna (propaganda?) per sostenere una proposta di legge "popolare" per "mandare a casa i delinquenti stranieri". Niente di nuovo, in Italia abbiamo un partito che vive esclusivamente di questo tipo di propaganda razzista, di zingare che rapiscono i bambini e rumeni violentatori.
La parte interessante è l'iconografia scelta nei manifesti dell'UDC che infestano anche le strade di Ginevra: tre pecore bianche che espellono, a calci nel sedere, la pecora nera, naturalmente orribile e responsabile di tutti i mali del mondo, fuori dalla Svizzera. Il tutto ovviamente per avere "più sicurezza".

Pour plus de sécurité

Come commenta Oscar Tosato, presidente di SOS Racisme a Losanna:

Ancora una volta il messaggio è "qualcuno è diverso per il colore della pelle". Ancora una volta si dice: chi fa qualcosa di male lo fa perché nero.
Analisi anche condivisibile, ma molto parziale, perché la pecora nera simboleggia in realtà ogni persona che sia diversa, per qualunque motivo, dai canoni e dagli standard dell'UDC. Chi non è bianco, cristiano, svizzero, in buona salute, abile al lavoro, è una persona non gradita che va buttata fuori al più presto così che gli elettori dell'UDC, un gregge di pecore bianche che belano dietro al potente di turno, possano dormire sonni tranquilli.

Ma c'è una speranza: la pecora nera è anche il simbolo della resistenza, la mascotte di quelli che non si allineano alla maggioranza. Vaffanculo alla maggioranza, come diceva il Benigni, quella maggioranza che sta recitando un rosario di ambizioni meschine, di millenarie paure, di inesauribili astuzie...
è facile tornare con le tante stanche pecore bianche!
Scusate, non mi lego a questa schiera: morrò pecora nera!

Prima di morire però, tutte le pecore nere, insieme alle altre pecore di tutti i colori, si potrebbero mettere d'accordo e tirare un gigantesco e salutare calcio in culo all'UDC!

Pour plus de diversité
Riferimenti: Il blog del giornalista Alain Hubler

24 aprile 2007

All We Hear is Rete Uno

Ho già parlato dei fantastici giornali, giornalini e giornaletti svizzeri, ma anche un altro importante media (medium?) si impone alle mie orecchie qui a Ginevra, con tutta la sua elvetica particolarità: la radio! Il panorama radiofonico ginevrino è abbastanza desolante, e mi costringe a continui zapping nei miei tragitti in macchina tra la musica rock adoloscenziale di Europe 2, qualche radio francese e, per non correre il rischio di imparare troppo bene la lingua, la radio della Svizzera italiana, Rete Uno.

I conduttori, spesso di nome Rezzonico, fanno di tutto per sembrare simpatici, con risultati a dire il vero abbastanza modesti. La comicità è tutta involontaria, grazie a trasmissioni ormai mitiche.
La più ricca di suspence: Il rumore misterioso... Scaletta della trasmissione: prima vengono fatti ascoltare due secondi scarsi di un rumore da indovinare: pfrrr.. sccc... ciack... poi arrivano le telefonate in diretta:

"Ricordiamo che oggi sono in palio ben 14 marenghi!" (marenghi?!?) "Ecco il primo concorrente."
"Buonasera, sono la signora Antonella da Bellinzona"
"Dica signora"
"Secondo me è il rumore di una porta girevole in cui è rimasto incastrato lo straccio lasciato della signora delle pulizie"
"No, signora, mi dispiace. Un altro concorrente in linea..."
"Ciao, sono Giancarlo da Lugano"
"Dicci, Giancarlo"
"Potrebbe trattarsi del rumore di una zanzara che finisce ad abbrustolirsi in una di quelle lampade stermina insetti che si usano di estate"
"No, era una risposta che era già stata data, mi dispiace, buona serata"
"Laura da Mendrisio"
"Allora, Laura, dicci la tua idea!"
"Un piffero suonato da un principante che poi cade e si rompe"
"Molto fantasiosa, Laura. Si vede che sei un'esperta di strumenti a fiato, ma no... mi dispiace, non è la risposta giusta!".

E... mai e poi mai che mi sia capitato di sentire uno che riuscisse a portare a casa gli ambiti marenghi!

Un altro programma di culto è Sfogliando la Svizzera, completissima rassegna stampa di tutti i giornaletti della confederazione. Qualche giorno fa erano in primo piano i commenti ai sorprendenti risultati delle elezioni zurighesi:

"Vediamo come affronta l'argomento la stampa romanda, in particolare la Tribune de Genève... Beh in realtà la Tribune de Genève non dà grande spazio alle elezioni zurighesi e preferisce dedicare la prima pagina ad un nuovo modello di dentiera di gomma per cani che, sembra, potrebbe sostituire la museruola!".

Ma ben altre sfide agitano il panorama politico ginevrino. Dopo le elezioni in città, anche il paese di Meyrin, alle prese con scelte epocali come la costruzione della tramvia Cornavin - CERN, è in preda alla febbre del voto. In consiglio comunale il partito di maggioranza sono i Verdi, ma le sorti della comunità sono in mano a due indipendenti che, potrebbero fare pendere l'ago della bilancia da una parte o dall'altra!

Risultati elezioni Meyrin

Ma c'è ancora da eleggere il consiglio amministrativo. La posta si riempie quindi di propaganda elettorale, sotto forma di giornalini dai nomi fantasiosi: La foglia verde, bollettino informativo dei verdi o L'anatra all'arancia, per i democristiani.

La feuille verte

Le canard a l'orange

Democristiani

I volti rassicuranti della nuova politica svizzera

Verena fa propaganda elettorale

una sostenitrice di un candidato merynois

Un fatto sorprendente della politica svizzera è che la tecnica del governo di larghe intese, insomma l'inciucio, è una regola costituzionale. Infatti anche a livello nazionale, il Consiglio Federale, cioè il governo, è composto da consiglieri (ministri) di partiti diversi. Quindi può addirittura succedere, come adesso, che il presidente della federazione (che comunque non ha un maggior potere rispetto agli altri consiglieri) sia una socialista anche se la maggioranza è in mano all'UDC (che si definisce di centro ma è un partito decisamente di destra, guidato dal Berlusconi svizzero, il famigerato Cristoph Blocher).

Per riprendermi dalle emozioni della politica svizzera, questo fine settimana mi sono rifugiato in un paese meno consociativista: la Francia, dove al primo turno delle presidenziali un fascista è riuscito a sottrarre un buon numero di voti ad un altro ancora più fascista.

Manifesti elettorali a Grenoble

Infatti, secondo Le Monde, il pessimo risultato del Fronte Nazionale di Le Pen (che mantiene comunque un inquietante 11%...) è dovuto al fatto che le parole d'ordine (nazionalismo, propaganda contro gli immigrati) di Sarkozy (tra parentesi figlio di un immigrato polacco) sono gli stessi cavalli di battaglia di Le Pen. Mi è sembrato molto appropriato il commento di un anonimo elettore francese, su un manifesto elettorale a Grenoble:

A mort ces porcs

21 agosto 2006

I serbi sono i cattivi? Ma Handke no!

Handke o...?È un meccanismo grottesco quello che fa venire allo scrittore carinziano Peter Handke una gran voglia di leggere le poesie del criminale di guerra serbo Radovan Karadžić, che i media occidentali definiscono immancabilmente psichiatra e mediocre poeta, o di ascoltare le canzoni della "cantante rock sciovinista" serba Ceca, sposa dell'assassino e famigerato bandito Arkan. Lo stesso meccanismo mi ha portato, insieme - non lo nego - al mio recente ruolo di correttore di bozze per una prossima tesi, a leggere Un viaggio d'inverno ovvero giustizia per la Serbia, il libro che Le Monde (e ne avevo appena parlato bene...) ha tacciato come un "pamphlet di polemica filoserba", a causa del quale Handke è stato accusato di "difendere gli assassini" e che ha portato il consiglio comunale di Dűsseldorf a rifiutargli all'unanimità il premio Heine per la letteratura. Si aggiunga poi questa inquietante somiglianza fisica (vedi foto) che, insieme all'instancabile verve polemica dello scrittore austriaco (o di entrambi?), mi ha fatto scaturire un'istintiva simpatia verso il personaggio.

Io & Peter Handke

Nelle prime pagine Handke non risparmia critiche alle semplificazioni colpevoli di stampa e televisioni europee, impegnate a cercare per le guerre jugoslave una divisione manichea che distinguesse i buoni dai cattivi, nel tentativo disperato di fare rientrare nei nostri schemi hollywoodiani una realtà complessa che richiederebbe invece risposte complesse. Tuttavia si smarca presto dalla semplice polemica contro i media, rivendicando la differenza della letteratura dal giornalismo, andando a soffermarsi sulle "terze cose", quelle che un giornalista dal suo ufficio di Parigi, Roma o New York non può o non vuole vedere e raccontare. Seguendo la regola d'oro del fratello figlio unico di Rino Gaetano (che non ha mai criticato un film senza prima vederlo), Handke, a differenza di chi non esita ad attaccarlo senza magari aver mai letto un suo libro, ha bisogno di recarsi sul luogo, di vedere, di osservare. Di sedersi sulla sponda della Drina dopo aver cercato la stazione delle corriere (potrà scrivere di Balcani chi non vi ha mai viaggiato su di un pullman? credo di no, sarebbe quindi bene che mi fermassi qui, dato che il tragitto Fiume-Trieste non penso sia sufficiente).

In Italia, a proposito delle guerre dei Balcani, vi sentirete ripetere fino alla noia, spesso da gente che ignora quale sia la capitale della Croazia, della Bosnia o - difficilissimo - del Kosovo, il seguente luogo comune: eh certo, Tito era sì un dittatore, però almeno li ha saputi tenere insieme. Poi quelli già si odiavano da prima, figuriamoci ora. Poi la favoletta semplice semplice delle motivazioni etniche della guerra, che, insieme a una enorme quantità di profughi, ha creato i presupposti per la cancellazione del più evidente esempio della possibilità concreta di convivenza pacifica tra Islam e Occidente, la Bosnia.Handke o...?
Dopo aver fomentato un'impossibile spartizione su base etnica propugnata come unica possibilità per la pace ecco che l'Occidente - qui entra in scena D'Alema - si accorge improssivamente che bisogna fermare la pulizia etnica in Kosovo. Quando, come spiega Paolo Rumiz, le vere ragioni, affaristiche e mafiose, del massacro sono nascoste da ingombranti maschere, ecco che anche la risposta militare appare come inevitabile, ragionevole o persino necessaria. Così nel '99 il nostro paese si è trasformato in un'enorme portaerei da dove decollavano gli F16 pronti a sganciare le bombe umanitarie. Quel maggio a Belgrado, sotto le nostre bombe, democratiche e di sinistra, c'era, insieme ad Erri De Luca, anche Peter Handke.

Forse il motivo per cui Handke è tanto osteggiato non sta tanto nelle sue prese di posizione quanto nel suo continuo procedere per interrogativi, nel mettere in dubbio pressoché tutte le certezze che gli vengono proposte. In una società che ha bisogno di risposte sicure per riuscire ad accettare ciò che altrimenti risulterebbe inammissibile (loro sono i cattivi, dobbiamo bombardarli) il dubitare, l'interrogarsi è visto come una pratica sovversiva e pericolosa. Ancor più dell'antagonista gonfio di certezze opposte ma simmetricamente identiche, chi dubita di ciò che è considerato patrimonio comune incorre in un'unanime censura. Ma non troveremo mai nessuna risposta se smettiamo di porci le domande.

06 maggio 2006

Ricetta per fare un eroe

«Sono scosso, profondamente addolorato. Desidero esprimere ai familiari e ai parenti dei nostri due alpini il mio più profondo cordoglio. Tutti i milanesi si stringono idealmente intorno alle bare di questi nuovi eroi della pace»
(Gabriele Albertini)
Manuel Fiorito, 13 febbraio 1979-5 maggio 2006
Manuel Fiorito, 13 febbraio 1979-5 maggio 2006
RICETTA PER FARE UN EROE
(Reinaldo Ferreira)

Prendere un uomo
fatto di niente, come noi,
e di grandezza naturale.
Impregnargli la carne,
lentamente,

D'una certezza acuta, irrazionale,
intensa come l'odio o la fame.
Poi, quasi alla fine,
agitare uno stendardo
e suonare una tromba...

Si serve morto.

Receita para fazer um herói

Tome-se um homem,
Feito de nada, como nós,
E em tamanho natural.
Embeba-se-lhe a carne,
Lentamente,

De uma certeza aguda, irracional,
Intensa como o ódio ou como a fome.
Depois, perto do fim,
Agite-se um pendão
E toque-se um clarim...

Serve-se morto
(Traduzione dal portoghese di Riccardo Venturi)

PS: Mi fanno notare che da questo post si potrebbe dedurre che io accusi il povero Manuel Fiorito di essere "impregnato di odio".
La poesia però dice di una certezza acuta, irrazionale INTENSA COME l'odio o COME la fame. L'eroe della poesia non è quindi stato impregnato d'odio, ma di una certezza irrazionale. La certezza irrazionale è che esistano le "missioni di pace militari". E di questa certezza irrazionale chi decide di arruolarsi come volontario è certamente, in buona fede, impregnato. La colpa non è da imputare a lui ma, continuando con la metafora, ai cuochi!

11 aprile 2006

Un Bagno a Ripoli di differenza

Bagno a Ripoli
Bagno a Ripoli
Alla Camera il centrosinistra vince con una differenza di 25224 voti, poco meno della popolazione di Bagno a Ripoli (25228). Al Senato, invece, la destra ha preso più voti. Solo grazie a una legge elettorale incasinatissima sembra che Prodi avrà una vera maggioranza alla Camera e una risicatissima maggioranza al Senato. Si sono fregati con le loro mani.

Tutto questo dopo i danni di cinque anni di governo Berlusconi... un italiano su quattro vota ancora per Forza Italia e crede ancora alla Vanna Marchi della politica! Mi sembra che ci sia poco, pochissimo da festeggiare.

05 aprile 2006

Un incubo pre-elettorale

Stanotte ho avuto un incubo. Il sogno si svolgeva evidentemente lunedì prossimo intorno alle due del pomeriggio. Tipico clima di trepidante attesa dopo le elezioni, quindi... si chiudono le urne, arrivano i risultati degli exit-poll. E tutti continuavano a ripetere che aveva vinto il centrodestra. Era tutto molto verosimile, stesse incertezze, stesse dichiarazioni in cui si diceva di voler aspettare i dati definitivi e tutti ancora che speravano in un errore che costringesse Emilio Fede a cambiare le bandierine azzurre con quelle rosse. Invece tutto sembrava tremendamente reale, sensazioni già provate, scene già tristemente vissute.

A proposito di bandierine una piccola parentesi: vi ricordate quando il solito Fede aveva invertito i tradizionali colori di repubblicani (rossi) e democratici (blu) nelle elezioni negli USA?

Sarebbe veramente un incubo: dopo il ventennio fascista ed il quarantennio democristiano anche il decennio berlusconiano. Vengono veramente i brividi a pensarci e non è rassicurante la prospettiva di scappare in Svizzera, cosa che peraltro ho già fatto.

Intanto dalle trasmissioni pre-elettorali si continua ad accapigliarsi sulla crescita, sul produrre sempre di più mentre potremmo felicemente decrescere, la questione della soglia dei milioni di euro al di sopra dei quali si deve togliere agli eredi di dieci straricchi un briciolo del loro patrimonio viene dibattuta fino allo sfinimento mentre nessuno parla delle migliaia di morti nella guerra, Della Valle sta diventando l'eroe della sinistra ma di scheletri nell'armadio ne ha molti, e non quelli che dice il Berlusca.

Lo ammetto, sto guardando troppa televisione, ma capitemi: la sera sono solo...

Ieri sera a Ballarò Fassino ha avuto anche un lampo di lucidità e ha detto che è inammissibile che un presidente del consiglio sappia basare il proprio rapporto con l'elettorato solo sulla questione delle tasse. Ma poi hanno continuato tutti a parlare di tasse, BOT e CCT tutta la sera.

E li stiamo ancora ad ascoltare. Siamo veramente un popolo di coglioni (speriamo).


La vignetta di Vauro

04 aprile 2006

Anche l'operaio vuole il figlio dottore...

Durante il confronto di ieri (ebbene sì, lo ammetto, l'ho guardato), a parte la promessa finale sull'ICI con l'espressione da piazzista, almeno altre due sparate del Berlusca sono degne di nota.

La prima quando ha descritto Prodi come un comunista che vorrebbe la redistribuzione del capitale, cosa che in effetti lo preoccupa. "La sinistra, e in particolare quella massimalista propone di rendere uguali il figlio del professionista e il figlio dell'operaio. Vuole togliere al ceto medio e dare alla classe operaia". La stessa cosa di cui si lamentava la contessa descritta da Paolo Pietrangeli: "Del resto, mia cara, di che si stupisce? anche l'operaio vuole il figlio dottore e pensi che ambiente ne può venir fuori..." (scarica l'mp3 da un sito della "sinistra massimalista").

La seconda sparata è stata quando ci ha spiegato il vero perché della guerra in Iraq. Noi stiamo esportando la democrazia in quel paese così non avremmo più immigrati da quei paesi nel nostro "paese del benessere". Il metodo potrebbe funzionare: è risaputo che i morti non emigrano.

30 marzo 2006

Dite qualcosa che non sia di destra

Per fortuna tra una decina di giorni sarà finita la commedia della campagna elettorale, mai come stavolta noiosa, ripetitiva, provinciale e desolante. Ritorno a scrivere qualcosa sul diario e soprattutto a parlare di politica, argomento che avevo lasciato da parte proprio a causa di una sensazione di totale estraneità. Un'estraneità dalle posizioni di un'intera classe politica, ma direi addirittura di un intero modo di pensare dominante, che si manifesta con un disaccordo non solo con le risposte (e questo sarebbe ancora normale) ma con le domande. Come in uno dei tanti test on line che ti dovrebbero svelare il partito per cui dovresti votare, in base alle tue risposte su alcuni "temi caldi". Io ho provato e al 90% delle domande mi trovavo a rispondere "Assolutamente no... non sono minimamente d'accordo". Alla fine questo sondaggio per approssimazione mi ha svelato la mia essenza di diessino (ne ho sofferto moltissimo) seppure con anche una netta affermazione della cosiddetta "sinistra radicale" (da non confondersi con i radicali veri che, ahimé, fanno anche quelli parte dell'allegra compagine di centrosinistra).
Risultati test elezioni
I miei risultati nel test

In preda ai postumi di questa triste scoperta ho cercato di elaborare una mia linea politica che mettesse da parte la mia nota fama di sovversivo ed estremista (ma quando mai?) e si attenesse alla definizione data dal maledetto test: vediamo come si pone rispetto ai vari temi (tanto sono le solite poche domande che ritornano fino alla nausea) uno che si possa definire democratico e di sinisitra. Non comunista, anarchico, insurrezionalista, militante dei centri civici... ehmmm... volevo dire sociali... un moderato che accetta (magari con un pizzico di critica) i meccanismi della democrazia parlamentare, non vuole fare la rivoluzione, non vuole mettere una bomba in parlamento, non vuole picchiare Borghezio (anche se è moderatamente contento che sia stato pestato). Proverò quindi ad elaborare una serie di risposte moderate, democratiche e di sinistra, lasciando un momento da parte il problema del cuneo fiscale di cui ammetto candidamente di non capire niente e che mi fa venire in mente una tavoletta utilizzata da un esattore delle tasse sumero.

Scrittura cuneiforme
Il cuneo fiscale

Le grandi opere: La domanda insidiosa per il centrosinistra del giornalistone di turno recita come segue: "In Italia ogni volta che si deve costruire qualcosa, dal gassificatore alla TAV in Val di Susa al Ponte sullo Stretto ci sarà sempre qualcuno che protesterà perché non vuole la grande opera in casa sua. Che si fa allora, non si fa niente?". Nella realtà il Fassino di turno si affretta a spiegare che comunque la sua coalizione tutte queste grandi opere le farà tutte solo che, certo, bisogna prima mettersi d'accordo con le comunità locali, con la popolazione e... convincerli a non opporsi. Ecco come invece risponderebbe il mio democratico di sinistra moderato che, essendo appunto moderato, eviterà argomenti del tipo "Le nostri valli sono distrutte e le nostre vite sono sacrificate in nome della Merce e del Capitale da un potere corrotto al quale dei cittadini, ridotti ormai a sudditi, non può fregare di meno.". Il mio eroe diessino risponderà più moderatamente che per tutte le opere, grandi e piccole, bisogna fare un rapporto costo / benifici: si scoprirebbe così che nel caso delle opere cosiddette "grandi" a fronte di benefici tutto sommato modesti per la comunità, i costi in termini ambientali e di qualità della vita per chi abita nella zona interessata dalla grande opera sarebbero enormi. Dal calcolo dei benefici per la comunità naturalmente andrebbero esclusi i benefici di cui godrebbero le aziende del ministro Lunardi e le altre società, tra cui i maliziosi additano anche alcune cooperative legate a uno dei principali partiti della coalizione di opposizione, ma magari sono voci, dice il nostro moderato. Nel caso della Val di Susa la costruzione della TAV comporterebbe, anche ammettendo che il rischio dell'amianto sia trascurabile (cosa che non è stata affatto dimostrata), venti anni di circolazione di camion e mezzi pesanti in barba a tutti i millantati propositi di trasferire il trasporto merci su rotaia che i sostenitori della TAV vorrebbero far credere di sostenere. In una valle strettissima che negli ultimi vent'anni ha visto anche la costruzione di un'autostrada questo potrebbe volere dire per una persona passare dal primo giorno di lavoro alla pensione con i lavori in corso permanenti. Tutto questo per accorciare magari di 30 minuti il tempo di percorrenza, come succederà tra Firenze e Bologna. Sarebbe invece opportuno, continuerebbe il moderato, portare avanti delle "piccole opere" in cui il rapporto tra costi e benefici è rovesciato, perché non ha senso fare il ponte sullo stretto quando i treni per arrivare in Calabria accumulano ritardi di decine di ore, quando lo stato delle ferrovie regionali e locali, utilizzate quotidianamente dai pendolari, è disastroso, quando nelle grandi città non si fa niente per favorire il trasporto pubblico e finisce così che in mezz'ora arrivi da Bologna a Firenze e poi ti ci vuole un'ora per arrivare a Campi (per non parlare dell'Impruneta). Riprendendo l'infelice espressione "Fatelo dovunque ma non nel mio giardino", messa in bocca a chiunque si oppone a qualunque opera già decisa per superiori interessi nazionali, si potrebbe invece osservare che il pianeta è fatto da tanti giardini e che se ognuno curasse il suo ed evitasse gli scempi in casa propria avremmo forse un mondo migliore, dove sarebbe piacevole viaggiare di giardino in giardino.

Dove saranno?
Dove saranno?

Coda alle poste
La lotteria allle poste per avere il permesso di soggiorno

L'immigrazione ed il problema della "sicurezza" A questa domanda il moderato democratico e di sinistra, continuo a illudermi che potrebbe esistere, prima di ogni considerazione sui bisogni delle aziende e su quanto gli immigrati servano per l'economia perché fanno i lavori che gli italiani non vogliono fare (questa era l'impostazione del solito Fassino), si ricorderebbe di essere democratico, di sinistra, e perfino un essere umano: sposterebbe quindi la questione sul piano puramente umano.
Ricorderebbe intanto che gli immigrati in Italia non è che ci vengono per fare dispetto a Calderoli (che sarebbe comunque una causa nobile) ma perché spinti da miseria, guerre, fame che noi stessi con il nostro modello di vita che sfrutta in ogni modo i paesi più poveri abbiamo contribuito a creare. Ricorderebbe poi che fino a cinquant'anni fa erano gli italiani ad emigrare, esattamente per gli stessi motivi, e questo fatto dovrebbe spingere tutti ad immedesimarsi in questa gente e a riflettere su quanti privilegi abbiamo ad essere nati in questa parte del mondo piuttosto che a pochi chilometri di distanza. Soprattutto alcune persone anziane che hanno vissuto quei periodi potrebbero evitare di pronunciare frasi razziste sugli autobus, lamentandosi con gli altri passeggeri che danno loro man forte. Ma forse questo lo penserebbe e basta, e non si metterebbe neanche a spiegare che quella degli zingari che rubano i bambini è una leggenda, perché comunque è un moderato ed avrebbe paura di perdere un po' di voti.
Ma già con quell'inizio mi sarei ritenuto soddisfatto. Avrebbe poi detto che la Bossi-Fini è una legge assurda come il famoso Comma 22 perché prevede che per avere un lavoro bisogna avere il permesso di soggiorno ma per avere il permesso di soggiorno bisogna avere un lavoro. Il fine di questa legge, quindi, è di favorire la clandestinità in modo che le imprese possano disporre di una grande quantità di manodopera sottopagata, in nero, ricattabile (ti denuncio e vieni buttato fuori) e senza nessuna garanzia per il lavoratore immigrato. Con qualche minima nozione di diritto e di diritti individuali avrebbe facilmente concluso che i cosiddetti Centri di Permanenza Temporanea sono illegali, e lo sarebbero anche se le condizioni al loro interno non fossero tremende come invece sono e anche se la polizia tenesse a posto i manganelli. Questo perché non è possibile privare della libertà una persona che non ha commesso nessun reato (quello di esistere non può essere considerato reato) e comunque anche in caso di reato la custodia cautelare si applica quando c'è la possibilità di reiterazione (a questo punto Fini sbotterà che l'immigrato clandestino il reato di esistere lo continua a reiterare in continuazione, nonostante i tentativi della polizia di farlo desistere dall'esistere, ma la forbita eloquenza del mio eroe riuscirebbe a mostrare ai telespettatori che quel signore distinto è in realtà un manganellatore fascista). Notiamo che il nostro eroe moderato non ha invocato la rivolta nelle carceri o la rivoluzione internazionalista, e potrebbe facilmente spedire al mittente tutte le accuse di radical-anarco-insurrezionalismo, dicendo una cosa estremamente moderata cioè che in caso che l'immigrato commetta un reato, sarà trattato esattamente come i cittadini italiani cioè avrà un processo, un'eventuale condanna ed una pena. Tra le possibili pene non dovrebbe però essere contemplata quella capitale, realizzata rispedendo il clandestino in Libia dove viene caricato su dei camion diretti al sud e poi lasciato morire di sete nel deserto, come previsto dai famosi accordi bilaterali che tutti si preoccupano di rivendicare.

Copia di fatto?

Le coppie di fatto Il mio eroe non si farebbe mettere in imbarazzo da questa domanda, anzi, prima preciserebbe che il signor Zapatero (e pronuncerebbe il nome correttamente, /θapa'teɾo/, con grande soddisfazione del pubblico degli studenti che hanno fatto l'Erasmus a Barcellona) non è un diablo anarquista ma un moderato social democratico che ha solo fatto una legge che ci si apsetterebbe in ogni stato civile e laico. A questo punto non si affannerebbe a ricordare che le coppie di fatto sono per l'80% eterosessuali, perché, dato che evidentemente è meglio essere frocio che fascista (molto meglio), considererebbe l'orientamento sessuale delle persone completamente ininfluente sul piano dei diritti, come d'altra parte è scritto nella Costituzione, nella Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e in migliaia di altri fogli che contengono dei buoni principi mai applicati.
Farebbe quindi notare che la religione con questa questione c'entra come il culo con le quarant'ore visto che gli omosessuali mica chiedono di sposarsi in chiesa... si tratterebbe invece di garantire un minimo di diritti a molti cittadini. Smascherando la retorica patriottica, avrebbe citato la triste storia della compagna di una delle vittime di Nassiriya (Stefano Rolla, l'unico civile, un regista) alla quale è stato malamente impedito di prendere parte alle commemorazioni ufficiali in quanto non era la moglie "regolare" (e forse perché il compagno non era un militare).

La guerra e la politica estera Alla domanda sull'Iraq, che non è neanche tanto immancabile visto che molte volte i giornalisti si dimenticano che siamo in guerra da tre anni, il mio eroe moderato eviterebbe di vantarsi dei 7000 soldati che il governo della sua parte, cinque anni fa, ha mandato in giro per il mondo e a bombardare la Serbia, eviterebbe di sottolineare i "progressi democratici" in Iraq, un paese in cui ogni giorno muoiono decine di persone (sono più di 30000 le vittime civili secondo Iraq Body Count), dove i militari americani si comportano come i nazisti organizzando rappresaglie contro intere famiglie, dove sono state usate armi di distruzione di massa, non quelle di Saddam che nessuno ha mai trovato ma quelle utilizzate a Fallujah. In questo contesto, direbbe il mio moderato senza paura di essere smentito, dare una qualche importanza alle elezioni o al governo fantoccio iracheno che non ha nessun controllo di un territorio dilaniato da una guerra ben lontana dalla conclusione, non ha alcun senso. La democrazia viene dopo, prima bisogna garantire la pace: in Italia nel 1944 si pensava ad organizzare le elezioni? si chiederebbe retoricamente il nostro eroe.
Se fosse poi solo per un attimo giusto un po' meno moderato troverebbe anche il tempo di dire che non basta che una guerra abbia l'approvazione dell'ONU per essere legittima, e che una guerra d'aggressione è sempre e comunque da condannare, come è scritto nella Costituzione e non nel Libretto Rosso di Mao accanto alla ricetta per bollire i bambini al fine di produrre fertilizzanti.

Vittoria dei nostri alleati americani a Fallujah
Il progresso democratico dell'Iraq: la vittoria dei nostri alleati americani a Fallujah

Ma vedo bene che in Italia di un politico del genere non esiste neanche l'ombra e, qualora provasse a presentarsi, sarebbe bollato come extraparlamentare terrorista anarchico insurrezionalista brigatista, mentre, ci tengo a sottolinearlo, il poveretto è un moderato di sinistra e democratico. Invece assistiamo a salotti televisivi in cui Fassino e Fini concordano amichevolmente su molte cose, anche se certo permangono delle differenze, ma - e in questo bisogna dare ragione alla vecchia volpe neofascista - assolutamente irrilevanti rispetto alle differenze tra il centro del centro sinistra (che io chiamerei piuttosto un centrodestra moderato, capeggiato dal democratico di destra Fassino) e la sinistra radicale (della quale il mio ipotetico politico moderato di sinistra è probabilmente molto più estremista).

E in tutto questo ho volutamente tralasciato le posizioni ultraclericali di una parte della Margherita e le posizioni ultraliberiste della Bonino & Co. Davvero solo la minaccia di un altro quinquennio di berlusconismo può rimanere una debole ragione per recarsi l'8 aprile a mettere una crocettina e avvallare quello che le segreterie di partito hanno deciso, grazie a questa porcata di legge elettorale, come l'ha definita il suo stesso ideatore. Una legge grazie alla quale neanche si può scegliere con una preferenza di dare il voto a qualcuno che assomigli solo vagamente al moderato di sinistra e democratico che ho fin qui tratteggiato.

Siamo messi male, anzi malissimo. Però non siate preoccupati, più in basso di così c'è solo da scavare. E un consiglio: spegnete la televisione, così vi resterà più facile recarvi alle urne.